Negli ultimi anni il digiuno è diventato un argomento molto discusso nel mondo della nutrizione. Se ne parla spesso come di una strategia per dimagrire, migliorare il metabolismo o addirittura “ripulire” l’organismo. Ma cosa succede davvero nel nostro corpo quando smettiamo di mangiare per alcune ore?
In realtà il digiuno non è qualcosa di così strano: lo facciamo tutti i giorni senza accorgercene. Basta pensare al tempo che passa tra la cena e la colazione del mattino dopo. Durante questo periodo, che spesso dura 10-12 ore, il corpo entra già in una fase di digiuno naturale.
Negli ultimi anni, però, sono diventate popolari diverse strategie alimentari che prolungano questo periodo, come il digiuno intermittente. In questi casi la giornata viene divisa in due momenti: una finestra in cui si mangia e una in cui non si assumono calorie. Un esempio molto diffuso è il metodo 16:8, che prevede 16 ore di digiuno e 8 ore in cui consumare i pasti.
Ma il punto più interessante non è tanto il metodo in sé, quanto come reagisce il nostro organismo quando non riceve cibo per diverse ore.
Come cambia il metabolismo durante il digiuno
Il nostro corpo è progettato per adattarsi alla mancanza temporanea di cibo. Quando smettiamo di mangiare, infatti, non rimane senza energia: semplicemente cambia la fonte da cui la ricava.
Subito dopo un pasto il corpo utilizza principalmente il glucosio, cioè gli zuccheri presenti nel sangue derivati dal cibo appena ingerito. In questa fase l’energia è facilmente disponibile e i livelli di insulina sono relativamente alti.
Dopo alcune ore senza mangiare, però, il corpo inizia a usare una riserva interna chiamata glicogeno, immagazzinata soprattutto nel fegato. Questa riserva serve proprio a mantenere stabile la glicemia quando non si introduce cibo.
Quando il digiuno si prolunga ulteriormente, le riserve di glicogeno iniziano a diminuire e il corpo attiva un altro meccanismo: l’utilizzo dei grassi accumulati. Questo processo si chiama lipolisi ed è uno dei motivi per cui il digiuno viene spesso associato alla perdita di peso.
Se il digiuno continua per più tempo, il fegato produce corpi chetonici, molecole che possono essere utilizzate come fonte di energia anche dal cervello.


